E’ da oggi disponibile “De Sprofondis” raccolta di racconti di Giorgio Brunelli


Quando la lessi, questa manciata di racconti mi risvegliò dalla cronastenica letargia che per cause di forza maggiore m’aveva avvolto da alcuni mesi. Cheddire? In un panorama letterario così piatto che mia moglie potrebbe fare la pornodiva, è particolarmente salubre salubrificare i network neuronali ormai grippati sulle lunghezze d’onda ipodotate di Giorgio *Falletti*. Ed ecco allora che l’elettroencefallogramma s’innalza puntuto, la grafica si fa tumida e il plauso viene manuale.
Orbene, la qui presente raccolta è un’anarcoide collana di perle, su cui brilla in modo particolare “Trip”, dove davvero c’è trippa per gatti. L’allucinato gioconirico di rimandi a scatole cinesi è impreziosito dal grottesco viaggio-mercato delle speranza, laddove banca, barella e bancarella trovano sintesi perfetta in un’umanità ignorante ed abbrutita, schiava di miti e bisogni religiosi bimillenari. Brrr… c’è davvero di che farsi venire la pellegrinaggio d’oca. Poi, tra le righe mi sembra di poter cogliere un messaggio ancor più saggio, id est che, seppure apparentemente appartenenti a mondi non apparentati, mito religioso antico e mitologico centauro moderno si rassomigliano: il sogno è lo stesso ed ha il medesimo finale in cui tutti invariabilmente siamo condannati alla sconfitta, compreso l’io narrante, sano prototipo di perdente “smandrappatologico”. Degna di nota, poi (da sola vale la lettura di tutto l’e-book), l’immagine poeticazzona “la lingua penzolante dalla bocca come una calza sullo stendino al vento di maestrale”.
Non costituisse di per sé un pleonasmo di carattere psichiatrico eziologico, aggiungerei per onestà che il mio pieno consenso patafisico per quest’opera (sia nel formato copyleft che nella sostanza) potrebbe derivare dal fatto che anch’io sono piuttosto webete nonché quasicinquantenne biglioso. Insomma, se è vero com’è vero che tutto è relativamente relativo, lasciatemi comunque dire che di talento in questo insolente signore borderline di mezz’età ce n’è da vendere, anzi, da regalare (alla faccia della dilagante mercificazione seriale – modello catena di montaggio – dell’arte e del narcisismo di chi si prende talmente sul serio da poter ospitare nelle tronfie sopracciglia aggrottate una colonia stanziale di pipistrello Albolimbato, noto anche come Pipistrellus Parakuhlii).
Non vi convincesse la mia recensione (come darvi torto), cedo volentieri la parola alla prefazione di Glauco Tiengo e alla postfazione di Abele Longo. Amen.

Se ti piace l’idea di leggerlo, puoi trovarlo in Biblioteca

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