E’ disponibile “Attenti all’uomo bianco” diario di cantiere di Raul Pantaleo

Ecco un libro capace di aprire la mente a “scandalose” prospettive architettoniche, antitetiche a quelle delle grandi cattedrali del mercato globale, i Centri Commerciali. Un libro sacrilego sotto ogni punto di vista, che ridicolizza la religione occidentale e il suo unico dio, uno e scontrino. L’altro giorno, nella corsia “prodotti per l’infanzia” dell’ipercoop, una madre in uno slancio d’affetto ha abbracciato il figlio dicendo: “Ti voglio bene di consumo”. Ecco. Dunque mi domando se si possa ancora progettare un futuro dove il principale passatempo non sia quello di saltabeccare tra scaffali stroboscopici, girando ipnotizzati con lo sguardo assente, alla ricerca di qualcosa da comprare. Difficile? Indubbiamente: dovremmo accettare che il nostro superfluo non privi i tre quarti dell’umanità del necessario. Dovremmo ripartire dalle fondamenta, riappropriarci dello spazio e dei bisogni vitali, disintossicandoci dal pil. Allora forse, con un moto di spaesamento, ci accorgeremmo di non essere il centro del mondo, ma solo una ricca periferia. Ebbenesì: il pensiero non ha sistemi di riferimento assoluti, non ha un alto e un basso, non profuma e non puzza. Possiamo relativizzare il benessere e provare a pensare che forse un giorno da leone africano vale più di un anno da pollo di batteria? Chissà. Certo si è che come per i primi ominidi milioni di anni fa, l’Africa che vive in queste pagine è il fulcro da cui deve ripartire l’umanità per sopravvivere. L’umanità di Raul Pantaleo, di Gino Strada, nonché di Santino, Deng, James, John e Juma che sventolano le loro pagelle gonfi di orgoglio. Riusciamo, nonostante una vita di indottrinamenti economistici, a non tradurre d’istinto “valore” in “valuta”, parlando di vita umana? Per contro, il sorriso dei bambini è un buon termometro che misura la salute di una società ed è indipendente dal livello di povertà. E Raul incontra sì esseri umani il cui unico diritto riconosciuto è quello di morire, ma anche bambini capaci di ridere passando da uno stupore all’altro. Ciò potrebbe essere assai inquietante, alla luce del fatto che i nostri figli ridono sempre di meno, che scambiano Borges per un fuoriclasse argentino (oooh, yessss, fumo un po’ e dopo gioco a Pessss) e che con facebook hanno disimparato a toccare la “carne del mondo”, ovvero a sporcarsi, sudare, faticare. Ed è tutta colpa nostra…
Insomma, più che costringere il Darfur a sognare l’incubo d’una modernità indotta, dovremmo forse educarci all’umanità, *insieme* all’Africa. Sostituire la pubblicità dell’ultimo pannolino super-assorbente, con profumanti estratti lenitivi all’aloe, con il culo di un bambino che ha il diritto di non morire di diarrea. Tornare ad ascoltare la natura e gli eventi senza pretendere di dominare e depauperare il mondo, lasciando terra bruciata alle generazioni future, per riscoprirci ospiti del pianeta e immergere le mani “nel magma di cui è fatto il nostro profondo animale”. Beninteso, nessuna ricetta universale: “Non ho trovato certezze, però ho trovato la consapevolezza del valore del dono come luogo dell’unione, povero soltanto perché il reddito giornaliero non supera un dato standard espresso nella valuta della più ricca potenza economica del mondo. E con una tale definizione si dimentica totalmente il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale fa ancora fronte (come ha sempre fatto nel passato) ai propri bisogni vitali senza ricorrere al denaro”. Per tutto il resto c’è Mastercard.
Così alla fine scopriamo che i muri del bagno del cantiere non sono proprio dritti, però sono “vivi”, che le cose che uniscono gli esseri umani sono più di quelle che li dividono e che tutto ha un significato ogni volta unico e nuovo, se l’essere umano ha il nome, il volto, il corpo di una persona viva, che poteva non esserlo più.
Concedetemi un’ultima riflessione da medico che ha ama visceralmente Gino Strada. E’ fondamentale che tutti ascoltino il suo monito e che si arrivi a comprendere che il business della salute è antitetico al diritto alla salute. In proposito, non deve passare inosservato questo brano a inizio libro: “Il problema principale è che in Sudan, come nel resto dell’Africa, la sanità è un grosso affare, a partire dai dottori fino all’ultimo degli inservienti. Oltre a essere a pagamento, il sevizio sanitario è un intricato sistema di balzelli e di corruzione.” Tutto il mondo è paese.

Trama

Nel 2007 Emergency inaugura alla periferia di Karthoum il Centro Salam, l’unico ospedale africano di cardiochirurgia in grado di fornire assistenza gratuita a una popolazione di trecento milioni di persone. Questo “diario di cantiere” racconta in presa diretta cosa sia stato costruire in una natura particolarmente inospitale e in un paese segnato dalla fame e dalla guerra. Operare in condizioni simili ha infatti richiesto criteri progettuali innovativi tanto dal punto di vista teorico che pratico, imponendo una riflessione a tutto campo sui principi etici che stanno alla base della progettazione architettonica. Come testimonia il percorso fotografico che accompagna il racconto, la realizzazione di un centro sanitario d’eccellenza, capace di essere “scandalosamente bello”, ha così assunto un significato emblematico: non solo un segno di speranza per l’oggi, ma un’utopia lanciata verso il futuro.


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