E’ da oggi disponibile “Paesaggi e nature morte” raccolta di dipinti di Carlo Mancusi

Con la raccolta di dipinti “Nature morte e paesaggi” di Carlo Mancusi, noto anche come Ciglie, s’inaugura la sezione immagini di Copylefteratura. L’autore ha accettato di ospitarci nella sua isola creativa, che almeno in parte coincide geograficamente con l’isola d’Elba (si vedano alcuni paesaggi), ma che in senso lato è quello “spazio virtuale” abitato dal nostro cervello nell’atto di compiere il gesto artistico. Entro tale “spazio virtuale” la realtà è fluida quanto un colore ad olio prima di aggrapparsi alla tela e quindi non possiede ancora una forma definita, ovvero è informale. Ed ecco allora che anche il tono della comunicazione tra l’artista e il fruitore dell’opera diventa confidenziale, quasi fraterno, e chi sceglie di assistere alla mostra prende parte non solo al risultato finito, ma anche al divenire infinito che ne sta a monte (Capanne). Dal pennello dell’artista, si risale lungo il braccio, si scopre il gesto “atletico” della mano che si slancia a colmare il vuoto tra pensiero e tela, e da qui con un carpiato all’indietro s’indovina l’altro gesto, quello creativo. Bastano due righe in calce ad un dipinto, quando l’intensità è ben amalgamata con l’abilità tecnica. E’ sufficiente soffermarsi su luci, ombre, colori e prospettive per scoprire che la realtà può rivelarsi a noi con labilità spontanea, plasmando l’attimo “che abbaglia e poi scompare”. Paesaggi naturali e oggetti quotidiani, in questo senso, sono ugualmente composizioni inanimate cui l’uso consapevole dell’occhio umano riesce a dare un’interpretazione, una “narrazione per immagini” dove i suoni riverberano nelle forme e nei colori. Frammenti del quotidiano in cui “si sente la fine del giorno” o il “fondersi degli elementi”, o ancora “i dolci suoni del mare sugli scogli” e il tutto, come suggerisce l’artista, va guardato “con occhi socchiusi per crederci un po’”. Anche nelle nature morte, volumi, prospettive, luci e colori, al di là del loro connotato reale diventano una sorta di lucido dialogo lirico tra il linguaggio del quotidiano e la dimensione armonica della visione umana delle cose. Si crea così un flusso biunivoco che da un lato dipinge il mondo così come ci piacerebbe che fosse (armonico, ordinato e quindi travisabile) e dall’altro ne subisce l’essenza materiale, lasciandosi influenzare dal respiro impercettibile degli oggetti e dell’aria che li avvolge, fino a farsi “infettare” da un giallo intenso, da un travaso verde nonché dal profumo d’una fiaschetta con pane…
Da questa scomposizione e ricomposizione “amichevole” di soggetti classici, scaturisce il fascino delle pennellate di Carlo Mancusi, capaci di mescolare e fondere aspetti contrastanti della nostra visione del mondo. Se anche tu vuoi diventarne parte integrante, passa in Biblioteca.

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