E’ da oggi disponibile “Nonna, ti spiego la crisi economica”, saggio di Paolo Barnard


Sarà capitato anche a voi, in questi giorni, di trovarvi a dover rinunciare o a dover ridimensionare l’acquisto di regali natalizi, dopo aver buttato un occhio al conto in banca, rosso quanto il vestito del panzone barbuto (a proposito: Merry Christmas!). Parimenti, sarà capitato anche a voi di imbattervi in interviste rilasciate da saggi professori di Economistica, pronti a snocciolare con sicumera tipicamente messianica ricette per uscire dalla crisi. Se poi, animati da spirito masochistico, avrete deciso di ascoltare o di leggere un numero significativo di interviste di *diversi* professoroni e di confrontarle tra loro, giungerete alla sconcertante rivelazione che ognuno la pensa in modo diverso. L’approccio, più che essere scientifico, statistico, matematico o comunque “evidence based” (ovvero basato sull’evidenza di risultati documentati nelle stesse condizioni sperimentali), pare di tipo squisitamente *filosofico* nonché ideologico-fideistico. Lo stesso coro unanime a favore della moneta unica che fino a qualche anno fa allietava le celebrazioni televisive dell’ovvio al potere, s’è parzialmente disunito, e non per astratte pulsioni xenofobe-euroscettiche di matrice leghista, bensì per concreti interessi in Euro che gli stati non più battenti moneta devono pagare sul proprio debito pubblico. In proposito, il Sole 24 Ore ha pubblicato di recente questo articolo, in cui si mettono in discussione le politiche di austerità messe in atto dai governi per tenere in piedi l’eurozona. Numeri alla mano, risultano evidenti “gli errori frequenti nello stimare gli effetti recessivi dell’austerità. E in effetti la flessione del Pil nel 2012 (in Italia) si sta rivelando sei volte maggiore di quella prevista un anno fa dal governo (-2,4% contro la previsione di -0,4%), con errori conseguenti nella stima del rapporto debito/Pil. Ma il nostro governo è in buona compagnia. Il Fmi ha ammesso una sistematica sottovalutazione degli effetti recessivi delle politiche fiscali restrittive ed è dal 2009 che la Commissione Europea sovrastima le performance greche di oltre sei punti percentuali all’anno.” I modelli astratti su cui si sono basati gli interventi dei governi hanno determinato “clamorosi errori previsionali e troppe strette dei bilanci pubblici alle quali hanno fatto seguito crolli dei consumi e degli investimenti (nel 2012 in Italia il calo dei consumi dovrebbe superare il 3% e quello degli investimenti il 7%).” Tanto da concludere, all’opposto di quanto strombazzato da tutti i mezzi di informazione negli ultimi anni che “la relazione tra spesa pubblica e Pil ha valori positivi e rilevanti, come ormai ha riconosciuto anche il Fmi. Il che significa che le politiche di austerità riducono significativamente il Pil.”
Sorge spontanea a questo punto la domanda: ma è possibile rinunciare ad una politica di austerità e comunque mantenere l’Euro come moneta? La libertà d’azione appare essere *ridottissima*, poiché nel momento in cui si rinunciasse a contenere il debito pubblico per favorire spesa pubblica e Pil, il possibile vantaggio verrebbe vanificato dall’aumento di interessi da pagare in Euro sul debito pubblico stesso…
Vabbè, chi vivrà vedrà. Intanto, giusto per chiarire che la realtà delle cose è assai più problematica di ciò che vorrebbero farci credere i vari professori economistici, può essere utile leggersi questo saggio, scritto con linguaggio semplice e divulgativo, da Barnard.

Se ti piace l’idea di leggerlo, puoi trovarlo in Biblioteca

Tagged with:
 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Set your Twitter account name in your settings to use the TwitterBar Section.