E’ da oggi disponibile “Belli da morire”, raccolta di racconti di Fhr 451


“La differenza tra romanzo e racconto è solo nella lunghezza: un romanzo si è sviluppato, un racconto no. Se resta piccolo è un racconto, se cresce e diventa grande è un romanzo. Tutto il resto sono chiacchiere.” Questo è il pensiero di molti scrittori (tra cui s’annovera più d’un nobel per la letteratura) e critici letterari (tra cui s’annoverano pure vari scrittori e molti marchettari).
In realtà, come accade sovente, al di là delle sovra-semplificazioni messe in atto dalla nostra poltiglia grigia, racconto e romanzo condividono elementi comuni (entrambi, ad esempio, utilizzano sillabe, parole, frasi e periodi), ma nel contempo, differiscono per alcuni aspetti sostanziali. Ad esempio, nel racconto l’inizio e la fine sono assai vicine, talmente vicine che praticamente si toccano. Materia e antimateria, tesi e antitesi: in un racconto l’autore manipola una miscela esplosiva che non deve né esplodergli in mano, né fare cilecca. In un racconto non c’è spazio per nascondersi o bluffare: serve un’idea forte, spiazzante che risulti vincente per knock out alla prima ripresa. Nel romanzo, invece, tale urgenza è stemperata nell’intreccio, che è efficace quando pian piano riesce a trasportare il lettore all’interno di una realtà governata da un proprio sistema di assi cartesiani. Tornando all’esempio pugilistico di poco prima, il romanzo avvincente vince ai punti, al termine di un incontro incerto.
Tutto ciò è supportato dal fatto che esistono grandi scrittori di romanzi incapaci di scrivere un racconto breve decente nonché, mutatis mutandis, eccellenti scrittori di racconti che passando al romanzo si smarriscono lungo il cammino.
Tutto ciò per invitare i lettori a non considerare il racconto come un “fratello minore” del romanzo: esso possiede una sua tradizione letteraria, una sua architettura espressiva e, ovviamente, autori capaci di interpretarlo al meglio partorendo autentici capolavori dell’arte narrativa.
E veniamo a noi: Fhr 451 è sicuramente uno di essi. Inauguriamo, pertanto, la stagione 2013 di Copylefteratuta con un’uscita col *botto*, un fuoco d’artificio variopinto capace di sorprendere i lettori coniugando il lampo di genio con una brillante capacità affabulatoria. Brani come “La cabina armadio”, “Prima che sia tramonto”, “La quarta mela”, “Il guardiano dei morti” per citare solo alcuni titoli (facendo torto ad altri), trovano posto nell’empireo dei racconti più potenti di ogni tempo. Bum. Non sto esagerando, gentili lettori. Dovendo accostare la produzione letteraria di Fhr 451 a quella di altri autori, mi vengono in mente, ad esempio Ray Bradbury e Dino Buzzati, due pezzi da novanta del racconto breve. Del primo, il nostro possiede la capacità di meravigliarsi e meravigliare, del secondo l’ironia e lo sgomento di fronte alle fortuite occasioni che scatenano cataclismi umani. E se è vero che talvolta il paradosso occhieggia tra le righe, in questi racconti, davvero “Belli da morire”, prende corpo più d’ogni altra cosa la fragile natura della condizione umana: i bisogni, le debolezze note e ignote, il diletto, la passione, l’amore, la sofferenza, ma soprattutto l’insicurezza e il dubbio. Negli scritti di Fhr 451, ci si immerge nel ruotare del grigio gorgo esistenziale per scoprire che anche il grigio possiede sfumature impensabili e sorprendenti, si viene (sic) avvolti da un’aura di credibilità assoluta in cui le storie appaiono più vere e gli essere umani più vivi di come li percepiamo ogni giorno, alla fermata del tram. Si ride e si piange, ci si specchia tutti, nella pozzanghera torbida del foglio sporco d’inchiostro nero, mentre l’abile congegno narrativo mette a nudo la quarta dimensione dell’esistenza, ovvero quella che prende corpo nelle nostre teste. Pochi altri autori sono in grado in poche righe di rendere tangibile l’umanità tridimensionale dei personaggi, di mungerne l’essenza ed offrirla al lettore che non può fare a meno di bersi una pagina dopo l’altra, finendo per immedesimarsi e identificarsi nei protagonisti del racconto. E se è vero che spesso il punto di arrivo d’ogni esistenza è la morte, altrettanto vero è che ci si può arrivare soltanto vivendo; e il bello è che ognuno ci arriva in modo diverso…
In tal senso anche quando non c’è più speranza di salvezza, lo sguardo dell’autore rimane limpido, più incuriosito dal dramma collettivo recitato per l’ennesima volta dell’animo umano che dalla fine in sé. Insomma, non c’è un fine (tranne quello di emozionarsi indossando i panni altrui per vivere più di una vita), né una fine (tranne quella di chi vuole morire sull’ultima parola del racconto). Il tal senso l’autore, dopo aver preso per mano il lettore, lo lascia sorpreso e sospeso nel vuoto, ad immaginare nuovi inizi nonché mutamenti dei giudizi, divertito e frastornato come un bambino al luna park.
E in effetti, l’esperienza ci insegna che una fine spettacolare è sovente l’inizio del racconto e del mito.
Se ti piace l’idea di leggerlo, puoi trovarlo in Biblioteca

2 Responses to E’ da oggi disponibile “Belli da morire”, raccolta di racconti di Fhr 451

  1. Abele Longo scrive:

    parole sante, malos. Non ci resta che leggere.

  2. grazia scrive:

    autore che ho molto apprezzato in passato, sono felicissima di rileggere qualcosa di suo.
    Cecil

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