E’ disponibile “Di cosa parli? Variazioni in umano”, raccolta di cose poetiche di Carlo Ciglie Mancusi


“Di cosa parli?” è una delle raccolte poetiche che più mi ha colpito negli ultimi tempi, il che non è davvero poco in un universo lirico dove il riciclaggio del già letto/già sentito è all’ordine del giorno. Nelle sue poesie, Carlo Mancusi segue una pista “senza impronte”, anticipa i passi che saranno uscendo dal bosco intricato dell’autoreferenza della parola, sbuca in una “radura astratta” e da tale osservatorio lungimirante getta uno sguardo indiscreto verso l’oltrecosmo di una notte limpida, verso gli infiniti universi bianchi, ovvero quelle pagine senza capo né capo coda che da sempre siamo *costretti* a riempire e tra le cui pieghe si può provare ad intuire “l’andare infinito che consuma”. Non c’è che dire: un coraggioso controcanto in versi crudi al balbettare floreale ed affettato del poeta, capace di mescolare le metafore oblique del filosofo (si veda ad esempio “La dissoluzione nel passo” che apre la raccolta) con un neorealismo quasi surreale (si veda ad esempio “La granita”, uno dei capisaldi lirici della raccolta). Come riesca l’autore a conciliare pulsioni apparentemente antitetiche è cosa che m’incanta. Forse è una sorta di scetticismo evoluto, cui riesce la magia di coniugarsi ai versi animaleschi più istintivi del poeta; un nuovo tipo di scetticismo, insomma, che verrebbe facile definire per l’appunto “scetticismo poetico”: l’impressione è che la poesia di Carlo Mancusi non si limiti a minare i fondamenti delle nostre abitudini, ma che in un gioco di specchi moltiplichi e renda palese la fallacia della convinzione tipica l’essere umano, quella di sapere non solo ciò che sta dicendo ma pure ciò che sta *essendo*. Stupore, gravità e ironia (“e sorridevo qualcosa, /qualcosa di angosciosamente puro”) si passano più volte il testimone, in una sarabanda interpretativa della realtà apertissima, un “gioco di limiti“ mediante cui le antinomie scettiche e l’armonia lirica trovano spazio nello stesso momento/movimento dialettico della parola, “già meccanismo al baluginio il facendo”. Nessun riduzionismo, dunque: la *cosa* di cui si parla è sì un concerto di una sola nota a margine (“un suono non è poca cosa, è poco”) ma diventa sinfonia d’altrove (“c’è tanto altro lì, e qui cadono sillabe che non osano dirlo”), insomma un benefico antidoto dinanzi alla produzione industriale lobotomizzante della poesia di massa (“e tutte le paure hanno tremato impaurite /che sia ciò che c’è e non abbisogni d’altro”).
Non mi resta che specchiarvi nel pensiero dell’autore “Siete gravi poeti, le parole salate di oggi e i gatti / che d’improvviso balzano, s’abbracciano il pelo”, così da far cadere (in piedi) il mio discorso ed invitarvi alla lettura. E chiudo convenendo che non v’è dubbio alcuno. Non v’è dubbio alcuno che solo “una quercia qualunque, toccando la luna, racchiuda fra i suoi rami l’estraneità della differenza”.


Se ti piace l’idea di leggerlo, puoi trovarlo in Biblioteca

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One Response to E’ disponibile “Di cosa parli?” di Carlo Mancusi

  1. Caterino scrive:

    Complimenti per l’articolo. Molto interessante. Continuate così, io sono un assiduo lettore!

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